La politica dell’uomo vivente: una domanda anche per le Acli

Ci si domanda spesso, anche all’interno delle Acli, quali siano le condizioni per una ripresa di ruolo politico dei cattolici nel nostro Paese di fronte alla crisi sempre più evidente di un sistema politico auoreferenziale ed assediato da populismi e sovranismi di ogni tipo, che sono la spia di un malessere ma non la sua cura.

Il problema non è quello di alimentare la nostalgia per un passato che non torna o, peggio ancora, per un potere perduto, ma di come rendere la propria testimonianza di credenti, che volentieri alcuni vorrebbero confinata non tanto nelle sacrestie, quanto nell’utile (per la società dell’esclusione) categoria degli “spazzini del sociale”, di chi si occupa cioè degli scartati, dei feriti, dei marginali, ma non incide in alcun modo nelle scelte di fondo di politica economica e sociale che debbono rimanere affidate a mani presuntivamente più sapienti. Così magari si è disponibili a versare un’innocua lacrimuccia sulla tragica morte di don Roberto Malgesini, ma senza soffermarsi a riflettere su quali siano le cause strutturali che producono i miserabili e gli scartati a cui il prete comasco aveva dedicato in un silenzio operoso tutta la sua esistenza.

La possibile risposta può partire dal recente documento “Samaritanus bonus” sulla cura delle persone sofferenti per una malattia terminale emanato dalla Congregazione per la dottrina della Fede con la piena approvazione di Papa Francesco. Il documento ha creato un certo scalpore perché ribadisce la nota disapprovazione della Chiesa cattolica nei confronti di ogni forma di eutanasia legale più o meno mascherata, come pure dell’accanimento terapeutico , ricordando nel contempo ai legislatori cristiani la responsabilità che incombe su di loro nel partecipare alla produzione legislativa su tali argomenti.

Molti commenti sono stati improntati ad indignazione di fronte ad un documento che sembra contraddire l’appello alla misericordia che è alla base del pontificato di Francesco e che costituirebbe una sorta di intromissione nella potestà legislativa dello Stato laico ( ma anche mons. Romero si “intrometteva” nelle vicende politiche del Salvador, al punto tale che i buoni cristiani che comandavano in quel Paese a un certo punto decisero di farlo fuori…). Altri, con un eccesso di dietrologia, si sono spinti ad affermare che in tal modo il Papa vorrebbe in qualche modo lanciare un segnale ai settori più conservatori della Chiesa che gli sono così pesantemente ostili. Questi ultimi dimenticano – e sarebbe invece facile da appurare – che mai il Papa si è espresso diversamente su tali materie: mai cioè egli ha lasciato intendere che la sua personale posizione si discostasse dal costante insegnamento dalla Chiesa su questa materia.

La vera novità di Papa Francesco, che ancora molti stentano a recepire, è l’avere dimostrato, al di là della retorica dei “principi non negoziabili”, che esiste un filo comune di tutta la predicazione della Chiesa in materia sociale e di costumi che è la tutela dell’integrità dell’uomo vivente, a partire dall’embrione per arrivare fino al declino dell’esistenza dell’anziano o del malato, e che in nessun periodo della sua vita l’essere umano può essere considerato materiale di scarto, e quindi deve poter nascere, vivere in libertà e sicurezza, godere di pienezza dei diritti sociali , di una pronta e celere assistenza sociale e sanitaria, non essere discriminato per le sue idee o per la sua condizione di vita (ivi compresa la sua diversità di orientamento sessuale, giacché Dio ama le persone così come sono) e, nel momento in cui è debole e prossimo alla morte, essere assistito in modo tale da ridurre il dolore senza per questo accelerare la morte, ma anche senza rimandare l’esito naturale oltre ogni ragionevolezza. Al fondo, la scelta difficilissima del Pontefice e di molti episcopati nazionali (a partire da quello italiano) di avallare la decisione delle autorità politiche e sanitarie di impedire la celebrazione pubblica del culto come misura di contenimento della pandemia e di accettare poi di riprenderla con significative restrizioni nasce da questa cura per la salute dell’essere umano.

La vita umana è una sola, ed il Papa che ha autorizzato la pubblicazione di “Samaritanus bonus” è anche il Papa di Lampedusa, quello che non manca mai di ricordare la necessità di accogliere e trattare con giustizia i migranti, di promuovere un’economia a misura d’uomo, di tutelare i diritti delle minoranze e dei popoli perseguitati. Lo stesso Papa, tanto per dire, che ha finalmente corretto il Catechismo della Chiesa universale, togliendo ogni legittimità alla pena di morte, suscitando per tutte queste cose l’ira di coloro che pensano che la purezza dottrinale debba sposarsi con gli interessi dei miliardari e che i principi non negoziabili siano al fondo solo due o tre, mentre gli altri si possono negoziare eccome, basta accordarsi sul prezzo.

Ecco dunque, che , al di là della polemica ideologica, la questione centrale dell’impegno politico dei credenti è quello di come promuovere nella concretezza l’integrità, la dignità, il benessere, la salute della persona umana, senza compilare graduatorie ma sapendo agire con carità e discernimento (categoria tanto cara al cardinale Martini) nelle condizioni date per trarre il meglio possibile da situazioni difficili, talvolta assentendo, talvolta correggendo, talvolta opponendosi senza aver paura di chiamare male il male senza indulgere a millenarismi apocalittici, sapendo di operare comunque in un contesto in cui il cattolicesimo è minoranza e può progredire più nella testimonianza discreta che nell’affermazione di potenza.

Il cammino di ricerca e di formazione che le Acli sono chiamate a percorrere a partire dal prossimo congresso, sia pure nel difficile contesto pandemico, deve rispondere quindi a questa domanda concreta e fondamentale: come promuovere nella sua pienezza la vita della persona umana? Come rispondere ai suoi bisogni? Come curare le sue ferite?

In fondo, a suo tempo, in un’Italia in macerie fisiche e morali, noi nascemmo proprio per questo.

Lorenzo Gaiani